[ urn:collectio:0001:doc:lupacapitolina:2000 ]

Indice antcom:01452 antcom:03395 antcom:04894 antcom:34802

L'immagine della lupa in età antica

Catalogo delle opere

2. Torso frammentario di lupa colossale urn:collectio:0001:antcom:01452 in marmo lunense

Da via delle Sette Sale sull'Esquilino

Lung. cm 117, larg. cm 42, alt. cm 39 max

Epoca augustea

Roma, Musei Capitolini, inv. Ant.Com. 1452

Il torso è estremamente mutilo: manca la parte superiore, spezzata volontariamente lungo la venatura del marmo per essere reimpiegata in un muro di epoca tarda; mancano la testa, le zampe subito sotto gli attacchi, alcune mammelle e l'estremità della coda. L'identificazione dell'animale, tuttavia, è sicura. La parte conservata del collo indica che la testa non era orientata secondo l'asse del corpo. Tra le mammelle vi sono le tracce dei punti di contatto con i due gemelli, il cui aspetto doveva essere simile a quello delle due statue di fanciulli conservate nei Musei Capitolini e pertinenti ad altri due gruppi del medesimo soggetto (inv. 900 e 939; Stuart Jones, Pal. Cons., p. 87 s., nn. 23-24. tav. 32).

La linearità delle ciocche stilizzate che coprono la coda e il retro delle zampe posteriori indica come probabile cronologia l'età augustea.

C. L. Visconti, Trovamenti di oggetti d'arte e di antichità figurata in BCom, XVI, 1888, p. 148 s.; Ch. Picard, Chronique de la sculpture ètrusco-latine, in REL, XVI, 1938, pp. 375-376; C. Dulière, Lupa romana, Bruxelles 1979, p. 7, n. 3, fig. 28; R. C. Häuber, Horti Romani, Köln 1991, p. 327 s., n. 24 (sulla provenienza; l'opera non è identificata).

9. Rilievo marmoreo frammentario urn:collectio:0001:antcom:34802 raffigurante l'esposizione dei gemelli

Provenienza sconosciuta

Larg. cm 85 max, spes. cm 26, alt. cm 50 max

I secolo d. C.

Roma, Musei Capitolini, Antiquarium Comunale (Celio), inv. Ant.Com. 34802

Il rilievo raffigura una delle scene più rare del racconto mitico sulle origini di Roma. Sono rappresentati due fanciulli vivacemente adagiati presso un elemento a forma di barchetta che può essere riconosciuto come il cesto nel quale furono abbandonati i figli neonati di Marte e Rea Silva.

In secondo piano è raffigurata la parte inferiore di un tronco d'albero identificabile con ogni probabilità con la ficus ruminalis. All'estremità destra del frammento sono conservati i resti di un bastone nodoso poggiato sul terreno e un lembo di panneggio probabilmente pertinenti alla figura del pastore Faustolo, appoggiato al pedum. Per quanto frammentaria e mal conservata, la scena colpisce per il dinamismo dei personaggi, rappresentati nel momento cruciale del salvataggio dei fanciulli approdati sulla riva del Tevere e del ritrovamento da parte del padre adottivo dei futuri fondatori di Roma. Il frammento, considerato disperso alla fine del secolo scorso, è stato ritrovato solo recentemente in occasione di una risistemazione dei materiali conservati all'interno delle cosiddette "Prigioni" del Tabularium. Poiché il frammento non è rintracciabile nei registri di ingresso della Commissione Archeologica Comunale di Roma, operante a partire dal 1872, è verosimile che esso sia giunto nei depositi capitolini prima di tale data. In base alla tipologia del fregio a foglie che decora il listello inferiore del rilievo, si può ipotizzare la sua appartenenza al gruppo dei frammenti di decorazione figurata pubblicati da Luigi Rossini (L. Rossini, I principali Fori di Roma antica, Roma 1850, tav. 7), rinvenuti negli scavi compiuti intorno al 1830 tra il Tempio della Concordia e quello del divo Vespasiano.

H. Lukas, Ein Friesrelief des Tabulariums, in RM, XIV, 1899, pp. 213-221; C. Dulière, Lupa romana, Bruxelles 1979, p. 91.

16. Lucerna fittile bilicne a volute urn:collectio:0001:antcom:04894 con raffigurazione di Telefo allattato dalla cerva

Da Roma

Lung. cm 14, larg. cm 7,5, alt. cm 3

25-75 d. C.

Roma, Musei Capitolini, Antiquarium Comunale (Eur), inv. Ant.Com. 4894

La lucerna, mancante dell'ansa, mostra al centro del disco la raffigurazione di una cerva che allatta un bambino; appartiene al tipo Bailey Diii.

La rappresentazione dell'episodio dell'allattamento di Telefo bambino da parte di una cerva non è molto diffuso nella decorazione figurata delle lucerne e si ritrova comunque su tipologie che si possono inquadrare nel periodo compreso tra l'età augustea e l'età flavia (D. M. Bailey, A Catalogue of the Lamps in the British Museum, II.. Roman Lamps made in Italy. Londra 1980, p. 38).

Inedita. Sul tipo: D. M. Bailey, op. cit., p. 206.

C. Martini

17. Lastra Campana in terracotta urn:collectio:0001:antcom:03395 di coronamento raffigurante Eracle e Telefo

Da Roma, rinvenuta nel 1880 in via Nazionale, all'angolo con via del Magazzino

Lung. cm 42,5, spes. cm 2,7, alt. cm. 35,5

II secolo d. C.

Roma, Musei Capitolini, Antiquarium Comunale (Eur), inv. Ant.Com. 3395

La lastra, ricomposta da sei frammenti, presenta nella parte superiore sinistra un'ampia lacuna ed è mancante dell'angolo inferiore corrispondente.

La raffigurazione mostra, sul lato sinistro, Eracle, privo di parte del busto e della testa, in posizione stante di profilo destro, coperto da una pelle leonina che scende dalla spalla sinistra e con la clava stretta nella mano sinistra.

Sul lato destro è raffigurata una grotta, la cui entrata è ombreggiata da un albero, entro la quale una cerva sta allattando il piccolo Telefo.

La raffigurazione del mito di Telefo, figlio di Auge e di Eracle, è diffusa già in età ellenistica come testimoniato dalla sua rappresentazione monumentale nel fregio del Grande Altare di Pergamo. In età romana sono riprodotti soprattutto gli episodi relativi all'infanzia di Telefo: in particolare è più volte attestata la scena raffigurante il momento del suo ritrovamento, mentre è allattato da una cerva, da parte di Eracle; tale episodio è illustrato in un affresco della Basilica di Ercolano datato in età flavia. La scena di Telefo bambino allattato da una cerva, semplificata dall'eliminazione della figura di Eracle, ebbe particolare fortuna e fu usata spesso in pendant con l'analoga scena dei gemelli allattati da una lupa in diverse espressioni artistiche quali altari o pteriges di loriche (J. W. Salomonson, Telephus und römischen Zwillinge, in OudhMeded, 38, 1957, pp. 15-44).

Nell'ambito della produzione di lastre di tipo Campana questo soggetto non è molto diffuso e nei pochi casi conosciuti esso appare espresso nello schema iconografico più completo che contempla la presenza di Eracle, in atteggiamento assorto con la mano destra poggiata sotto il mento, e l'inserimento di una scenografia paesaggistica data dalla grotta e dall'albero che la sovrasta. Parimenti la scena raffigurante l'allattamento dei gemelli da parte di una lupa è piuttosto rara in questa classe di materiali ed anche in questo caso viene inserita la figura di Faustolo (H. Von Rohden, H. Winnefeld, Architektonische römische Tonreliefs der Kaiserzeit, Berlin-Stuttgart 1911, tav. CXXVII, 1).

L'analogia dei due soggetti, Eracle con Telefo e Faustolo con i gemelli, accomunati da un unico palese significato, ha influito notevolmente sulla opera dell'artista che ha utilizzato per le due scene lo stesso schema iconografico, seppur ribaltato, animandolo con i diversi personaggi.

Un confronto diretto per questo tipo di raffigurazione si ha con altre due lastre Campana, provenienti dallo stesso sito, sempre conservate presso l'Antiquarium Comunale e con una lastra di Berlino di incerta provenienza (H. Von Rohden, H. Winnefeld, op. cit., pp. 19 e 301, tav. CXXVII, 2).

BCom, 1880, p. 300, n. 12; Stuart Jones, Pal. Cons., p. 342, n. 29a, tav. 123; C. Dulière, Lupa romana, Bruxelles 1979, cat. n. 184b, fig. 80.

C. Martini

© Capitoline Museums 2010